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01.06.2012 - di Carlo Erba

Guida alla coltivazione outdoor

Cari amici di Soft Secrets, trovandoci oramai in primavera inoltrata è giunto il momento di piantare qualche seme della nostra amata pianta. L'Italia è un paese con un clima temperato che permette una rigogliosa crescita della cannabis in tutte le regioni della penisola. In realtà lungo il territorio italiano troviamo, spostandoci da nord a sud e da est ad ovest, tutta una serie di micro-climi individuali che ad ogni modo si prestano molto bene alla coltivazione della nostra pianta preferita. In questa piccola guida cercherò di illustrare i tratti salienti del growing outdoor e di darvi qualche piccolo consiglio per aumentare le vostre possibilità di successo.

Scelta della location
Operazione fondamentale per avere dei buoni risultati è la scelta del luogo idoneo dove collocare le nostre sementi. Se si ha la fortuna di possedere un giardino o una terrazza bisognerà solo valutare quale sia l'esposizione solare, tenendo bene in mente che per ottenere risultati soddisfacenti si richiedono almeno 6-8 ore di esposizione diretta alla luce del sole; chiaramente aumentando le ore di illuminazione diretta le piante avranno enormi benefici. Sarebbe perfetto disporre di un luogo esposto a sud o sud-est anche se va ricordato che più ci si avvicina al sud, più aumenta la temperatura e di conseguenza il fabbisogno idrico. Bisognerà poi cercare un posto che non sia troppo distante da una fonte d'acqua: è molto faticoso portare acqua alle piante con quaranta gradi dentro alla vegetazione. Per chi non avesse modo di coltivare in ambiente protetto, la scelta della location è momento fondamentale per porre il primo mattoncino verso il successo.

Sono molte le soluzioni che il nostro territorio presta alle esigenze del coltivatore da guerrilla: montagne, boschi, pendii, zone di macchia, all'interno delle quali possiamo trovare il punto ideale per posizionare le nostre bambine. Importante è tenere a mente alcune piccole regole per mettere in sicurezza le nostre piante. Innanzitutto bisogna osservare accuratamente la vegetazione circostante e l'esposizione solare tenendo ben presente che sia la vegetazione che l'inclinazione dei raggi solari cambiano molto dalla primavera all'autunno, momento della raccolta. In secondo luogo bisogna cercare un ambiente abbastanza insidioso, preferibilmente circondato da rovi e ricordando la regola del “più male ti fai più sicuro è”, solo cosi si potrà sperare che le nostre piante non vengano distrutte, rubate o ritrovate da malintenzionati. Gli animali possono essere un grosso problema, l'odore sprigionato dalla cannabis è molto diverso dagli odori ai quali gli animali sono abituati, di conseguenza le nostre piante risulteranno molto attraenti per gli abitanti del bosco. La fortuna comunque gioca un ruolo fondamentale: quando le piante non sono direttamente sotto la nostra supervisione i rischi sono innumerevoli e possono celarsi dietro ad ogni angolo. Se la vegetazione circostante impedisce un buon afflusso di luce, munitevi di cordini e piegate le piante e i rami che impediscono l'apporto luminoso, evitate di tagliare perchè quello che togliete  potrebbe essere una buona copertura per le vostre piante. 

Preparazione del terreno e scelta del vaso
Preparare il terreno è un altro passo fondamentale per realizzare il nostro obbiettivo. Se coltiviamo in terrazza dovremo scegliere un vaso adeguato alle nostre esigenze: è regola generale che maggiore è lo spazio destinato allo sviluppo dell'apparato radicale, maggiori saranno le dimensioni della pianta e la quantità di raccolto possibile. A mio modo di vedere, tutti i vasi superiori ai 40 litri, possono regalare grandi soddisfazioni ma più grande è il vaso più grande sarà il raccolto. In terreno aperto bisognerà scavare una grossa buca di almeno 70 cm di profondità che andrà riempita di substrato di prima qualità, composto da torbe, humus e perlite o zeolite. Esistono in commercio delle miscele preparate per fornire tutti i nutrimenti alla pianta anche nel lungo periodo, in modo da dover somministrare soltanto acqua o al massimo un po' di guano in fioritura. Anche il terreno del nostro giardino è ottimo per coltivare la cannabis: scartati i terreni troppo argillosi che non permettono un buon sviluppo dell'apparato radicale, qualunque terreno lavorato in profondità ed arricchito con qualche ammendante 2 o 3 mesi prima della posa dei semi, si dimostrerà adeguato al nostro scopo. É consigliabile aggiungere delle micorrize al terreno, visto che gli ultimi studi in materia provano come l'utilizzo di questi funghi simbionti aumentino la massa radicale, la produzione di oli essenziali e soprattutto aiutino la pianta a resistere meglio alle muffe e agli insetti, ottenendo cosi esemplari più sani. Si tratta di piccoli funghi che crescono all'interno del terreno e che creano un rapporto di simbiosi con la pianta di canapa: attraverso la simbiosi avviene uno scambio di elementi nutritivi tra fungo e pianta e viceversa. É pratica dei coltivatori da guerrilla miscelare al terreno dei polimeri idrofili per creare una riserva d'acqua permanente: i polimeri, originariamente grandi come un chicco di riso, si impregnano d'acqua, aumentando di dimensione fino a 100 volte e la rilasciano lentamente nell'arco di una settimana. Se si decide di piantare all'interno di un vaso per poi trapiantare in terra aperta, basterà scavare una buca di dimensioni doppie rispetto al vaso, aggiungere del buon substrato ed interrare il vaso spaccandone il fondo.

Scelta della varietà

Altro passo fondamentale verso il nostro raccolto è la scelta dello strain adatto: a differenza della coltivazione indoor, dove siamo noi a creare delle condizioni climatiche predeterminate, nell'outdoor dobbiamo inserirci in un contesto climatico ben preciso. Ecco che sarà molto pericoloso scegliere una pianta sensibile alle muffe se coltiviamo in una zona ad alto tasso di umidità come le zone litoranee; se ci troviamo in alta montagna, dove le gelate notturne arrivano già ad ottobre, sarà inutile piantare una sativa tropicale pronta solo in dicembre. Le varietà disponibili sul mercato sono molte e ognuna di esse si comporta diversamente a seconda dell'ambiente nel quale si sviluppa. Tendenzialmente un ibrido a prevalenza indica sarà pronto prima del corrispettivo sativa, ma bisognerà aver presente che nelle zone umide le cime molto compatte, tipiche dell'indica, sono soggette alla botrite. Spesso poi la scelta è forzata anche da altri fattori: ad esempio chi coltiva in suolo pubblico avrà l'interesse di raccogliere a settembre, prima dell'apertura della stagione venatoria; ancora, chi coltiva all'interno di una zona dove ci sono altre coltivazioni, le quali vengono usate per nascondere le proprie piante, dovrà cercare di raccogliere prima delle stesse per non mettere troppo in risalto le piante prossime al raccolto. La scelta dev'essere quindi abbastanza ponderata. Se si vuole azzardare una coltivazione di piante a prevalenza sativa, magari della famiglia delle Haze, sarà auspicabile crescerle nel sud d'Italia dove le gelate arrivano soltanto a dicembre. Al contrario se si vive in montagna, magari nelle Alpi, sarà consigliabile piantare una indica come l'Hash Plant a meno che non si disponga di una serra che possa proteggere le nostre preziose amiche della gelate. Io credo quindi che, quando ci si accinge alla coltivazione all'aperto e si cerca di trovare lo strain adatto al nostro scopo, bisogna valutare più che i gusti personali l'adattabilità della pianta desiderata all'ambiente e al clima circostante. Un amante della Cheese ad esempio, non potrà coltivare il suo ceppo preferito se ci si trova in un'area con un'umidità relativa media superiore al 70 %, vorrebbe dire muffa garantita! Sono fermamente convinto che ogni ceppo di cannabis disponibile sul mercato o ereditato dal giardino del vicino, possa regalare delle cime di ottima qualità se cresciuto nell'ambiente giusto e con la corretta dose di amore. Quindi che varietà scegliere per il nostro giardino? La risposta spetta a voi.

Breve spiegazione del ciclo di crescita della cannabis
La cannabis è una pianta sensibile al fotoperiodo, ciò vuol dire che cambia il suo ciclo di crescita e fioritura in relazione alle ora di luce e di buio. Esistono molte altre piante in natura che fioriscono con il raggiungere della maturità sessuale, questo non vale per la cannabis che entra in fioritura quando le notti si allungano a discapito delle ore di luce. Quando è primavera e le giornate sono molto lunghe, la cannabis vegeta a grande velocità aumentando notevolmente le proprie dimensioni di mese in mese. Il momento giusto nel quale seminare la canapa in Italia è a cavallo tra marzo ed aprile, cioè quando le temperature esterne cominciano ad essere accettabili per la germinazione. Seminare la cannabis ad inizio primavera, in campo aperto, porterà spesso ad ottenere a fine fioritura dei mostri che possono arrivare anche oltre i 3 metri, se le vostre condizioni di sicurezza vi impediscono una crescita eccessiva, piantate a maggio e otterrete comunque degli ottimi risultati.

Le piante di canapa inizieranno a fiorire quando le giornate inizieranno ad accorciarsi: dopo il 21 giugno, giorno del solstizio d'estate, le ore di luce cominceranno a diminuire sempre più velocemente fino ad arrivare, tre mesi dopo, all'equinozio d'autunno dove giorno e notte hanno la stessa durata. Bene, in questo lasso di tempo (21 giugno-21 settembre), tutte le piante di cannabis entreranno in fioritura e giungeranno a maturazione dopo 45-100 giorni a seconda della genetica utilizzata.

Parassiti e malattie: possibili rimedi
Nella coltivazione all'aperto esistono meno problemi di infestazioni rispetto alla coltivazione sotto una lampada. Questo perchè in natura esistono si molti parassiti, ma ci sono anche i loro predatori naturali! Si può comunque spruzzare sulle piante dell'olio di Neem, molto noto per i suoi effetti antiparassitari. Il problema più grande può derivare dagli animali che popolano l'ambiente dove prosperano le nostre piante. Ad esempio possiamo trovare in molte regioni italiane animali come il capriolo, il cervo, il cinghiale che possono arrecare gravi danni alle nostre amate. Come proteggerci allora? La soluzione non è delle più semplici: si potrebbe costruire un perimetro con del filo da pesca trasparente intorno alle piante, gli animali si spaventano e fuggono quando urtano contro il filo. Altra soluzione è quella di piantare all'interno di un roveto: cinghiali a parte, gli altri animali si terranno alla larga. Alcuni coltivatori usano la propria urina per marcare il territorio circostante, questa pratica di solito risulta molto efficace perché gli animali staranno alla larga dalla zona credendo sia di competenza di qualche animale più grosso di loro. Per quanto riguarda i predatori più piccoli, una buona tecnica di difesa potrebbe essere l'utilizzo di una retina a maglia sottile da mettere intorno la pianta. Ad ogni modo con un po' di ingegno e di buona volontà non sarà impossibile difenderci dalle minacce degli animali e degli insetti.

Un altro discorso invece è quello relativo alla muffa, questa in outdoor spesso è inesorabile e spesso fatale. Non è raro infatti che le varietà con una maturazione più lunga, siano soggette alle piogge di  fine settembre/ottobre e alle premature gelate di qualche notte di novembre, soprattutto al nord. Esistono delle preparazioni spray in commercio che vanno spruzzate sulle cime e che impediscono lo sviluppo delle muffe. Questi preparati sono a base di “bacillus subtilis”, un particolare batterio non nocivo per le piante che, in buona sostanza, riproducendosi occupa lo spazio dove si sarebbe sviluppata la botrite. Nonostante questo prodotto sia dichiarato biologico non consiglio di utilizzarlo a pochi giorni dal raccolto, chi l'ha provato dice che è del tutto innocuo e che il sapore dell'erba non viene alterato, ad ogni modo è meglio prendere le dovute precauzioni ed utilizzarlo a inizio e metà fioritura, lasciando cosi il tempo alle cime di smaltirlo prima della raccolta. Se nelle vostre cime doveste vedere delle parti grigiastre che all'apparenza sembrano morte, potrebbe trattarsi di botrite. La cosa migliore da fare è rimuovere dalla pianta le parti malate, comprendendo nel taglio anche un po' di parte sana, oppure rimuovere del tutto la pianta se questa risulta troppo compromessa. L'odiata botrite è infatti contagiosa, visto che può passare facilmente da una pianta all'altra: ergo meglio perdere un esemplare che l'intera popolazione. Scegliendo una varietà che sia pronta a metà settembre o ai primi di ottobre, si risolveranno molti dei nostri problemi!

Cari amici per questo numero vi saluto rimandando il nostro appuntamento nella prossima edizione dove troverete la seconda parte di questa guida.

Tags: Coltivazione Outdoor
Edizione: Soft Secrets 2012 - 3
 
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