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A lezione di coltivazione

25-04-2016

Il 19 dicembre, a Milano, si è svolto “Cannabis: primo corso di coltivazione a scopi terapeutici... e non”. Un evento storico nell’antiproibizionismo italiano, organizzato dall’Associazione Enzo Tortora e dai Radicali di Milano, ospitato dai Giovani Democratici presso il circo Arci Casciavit. Un’occasione, quindi, per trovare positivamente una trasversalità politica sull’argomento, parlando di legalizzazione, associazioni, medicina, salute e della formazione di pollici verdi incalliti nel crescere l’erba dei miracoli.

Alla lezione c’erano circa una quarantina di persone, paganti 15 euro. Gli interventi sono stati a cura di Barbara Bonvicini, tesoriere dell’associazione Enzo Tortora e presentatrice dell’evento; Marco Cappato, consigliere del Comune di Milano e presidente dei Radicali Italiani; Luca Marola, titolare del negozio Canapaio Ducale di Parma, autore del libro Marijuana in salotto, guida alla coltivazione fai da te (edizioni Reality Book), che ha personalmente tenuto la lezione. Il libro di Marola è stato distribuito gratuitamente a fine lezione, con un seme di ganja medica della CBD Crew. Lo scopo dell’iniziativa era quello di raccogliere firme per presentare la proposta di legge sulla regolamentazione dei farmaci cannabinoidi al Consiglio della Regione Lombardia, in modo da fornire cannabis medica in ambito domestico e non solo ospedaliero, come al momento in cui scrivo. Per la cronaca, il 29 gennaio erano già 6000 le firme raccolte e sono state presentate in Regione, dando al Consiglio 3 mesi per discutere la legge, scaduti i quali verrà calendarizzata automaticamente alla prima seduta utile.

Nell’introdurre la lezione, Marco Cappato, autore della prefazione del libro di Marola, ha svelato con presenza e sorriso la banalità del male, facendo notare come la politica dovrebbe essere estranea a una guida sulla coltivazione di una pianta. Studiando e praticando manuali di coltivazione, però, si possono ottenere raccolti abbondanti e, in questo periodo storico, ciò potrebbe non esser premiato dalla Stato italiano con una borsa di studio. Stando alle disumane leggi, infatti, la cosa potrebbe esser brutalmente repressa con l’incarcerazione. Quindi la politica c’entra, eccome! Non votate più per chi è contro, quindi, perché la legalizzazione è per il bene di tutti: dei consumatori perseguitati da pericolose idee, in primis, passando per lo sgolfare i tribunali e lo svuotamento le casse delle mafie. La speranza del consigliere è quindi quella di passare il germe dell’attivismo ai coltivatori di cannabis, in modo d’avvicinare il giorno della normalizzazione per questa benedetta pianta.

 
Una normalizzazione che porterà lezioni di botanica come quelle di Luca Marola lontano dalla linea di confine tra legale e illegale. Anche se, nonostante questo stress, grazie alle doti comunicative di Luca, che è riuscito a scrivere e illustrare un manuale con le basi per la coltivazione senza termini tecnici, la lezione è stata piacevole. Non a caso Marola è anche conduttore della trasmissione radiofonica “Non solo Skunk”, su Radio Base - Popolare Network.
 
Dopo un introduzione sulle origini asiatiche della cannabis, si è parlato delle tre specie. L’Indica, con fiori compatti molto resinosi, ricchi di THC e CBD, ideali anche per produrre l’hashish e fare estrazioni. La varietà Sativa cresce alta e fogliosa, dona raccolti più abbondanti e sviluppa fiori più aperti, ma con una quantità minore di principi attivi. La Ruderalis, invece, cresce spontanea nell’Europa centrale, nell’arco di due mesi, alta all’incirca 20 centimetri, con fiori più fogliosi rispetto all’Indica e alla Sativa e privi di THC. La caratteristica crescita veloce ha negli ultimi anni indotto i coltivatori a incrociare la Ruderalis con varietà Indica e Sativa, portando alla nascita delle varietà autofiorenti. Giunte alla quinta generazione, queste piante hanno assimilato le piacevoli caratteristiche delle rinomate parenti Indica e Sativa, mantenendo la crescita veloce entro le 8 settimane outdoor, poco più in indoor. Coltivando all’aperto crescono alte 60-70 centimetri, fino a tre raccolti annui, e recentemente sono state sviluppate anche in varietà XL ad alta produzione.
 
Oltre ai semi autofiorenti, in commercio si trovano semi per la coltivazione indoor, caratterizzati da un periodo di fioritura lungo, che porterebbe la maturazione all’aperto in un momento troppo inoltrato dell’autunno, a discapito della coltivazione per il freddo e l’umidità. Esistono poi varietà Outdoor, per quei semi a periodo di fioritura breve, antecedente l’autunno. Questi semi, invece, possono esser coltivati profittevolmente anche sotto una lampada.
 
Esistono poi semi regolari, che possono generare piante maschio e femmina. I maschi fioriscono a grappolo prima delle femmine, e vanno tolti prima che impollino i fiori delle compagne di canapaio. I semi femminizzati, invece, generano piante femmina al 95%, e attualmente coprono il 90% del mercato. Il rischio maggiore con le femminizzate rispetto alle regolari, è quello di generare più facilmente una pianta ermafrodita in caso di stress. Idealmente la temperatura della stanza di coltivazione dovrebbe stare tra i 18 e i 25 gradi. Temperature sopra i 30 gradi possono generare stress nella pianta, per esempio, così come l’areazione insufficiente o il nutrimento sbilanciato. L’umidità della stanza di coltivazione, poi, dev’essere attorno al 60% durante la fase di crescita, 50% durante la fioritura. Circa la scelta, se si vuol fare del bene al mondo (e il mondo ne ha tanto bisogno, NDA), è meglio piantate i regolari, in modo da preservare le specie, se invece si ha la necessità di badare strettamente al sodo, il consiglio è d’usare i femminizzati.
 
Bisogna quindi scegliere se coltivare all’aperto, al chiuso o in una serra.
Dopo un’analisi dei fari substrati, dalla torba di cocco, la lana di roccia, Luca ha consigliato di scegliere terricci light mix (non troppo carichi di nutrienti), nell’Indoor, e di preferire quelli molto ricchi (all mix) per la coltivazione outdoor a ciclo lungo.
 
Per facilitare la germinazione, il suggerimento, invece, è di lasciare il seme una notte a bagno in un bicchiere d’acqua a idratarsi, per poi sistemarlo in un bicchiere di plastica con terriccio inumidito. Successivamente si rinvasa la pianta per la fase di cresciuta, generalmente a 18 ore di luce in indoor, e per la fioritura in un vaso ancora un po' più grosso (10-12 litri, per esempio), a 12 ore di luce.
Dobbiamo quindi apportare acqua e nutrimento alla pianta attraverso i macroelementi (azoto, fosforo, potassio, indicati rispettivamente con le lettere NPK sulle confezioni dei fertilizzanti), sostanze nutritive secondarie (magnesio, calcio e zolfo), e microelementi presenti negli additivi (zinco, ferro e maganese) a far da booster per i fiori.
 
Circa le carenze nutritive, si è visto come quella di azoto (N) caratterizzi la pianta in una crescita stentata, con foglie che tendono a ingiallire a partire da quelle più basse. Quando manca fosforo (P), invece, la pianta resta nana, dalle radici agli steli, la foglia è verde scura, con comparsa di tinte rosso-violacee. Sempre in termini di macroelementi, mancando il potassio (K) capita le foglie diventino verde pallido e il gambo sottile. Sovradosando i nutrimenti, al contrario, si può arrivare a bruciare le radici e le foglie. In questo caso lavare la pianta versando molta acqua nel vaso, in modo da scolare i nutrimenti in eccesso.
 
Si è quindi fatta un’analisi di quali potrebbero essere i vari spazi a disposizione coltivando indoor, per ottimizzare la scelta dell’attrezzatura. La prima esperienza avviene idealmente con una lampada a basso consumo CFL, a luce fredda, adatta a spazi ristretti. Successivamente si può passare alle lampade ai vapori di sodio HPS (con una 400 watt si copre un metro quadrato), le più usate per la cannabis, e gestendo il calore ottenere raccolti migliori. Oppure esistono le lampade a LED, a luce fredda, con una resa notevole rispetto alle altre, a controbilanciare il prezzo, tanto da permettere di coltivare un metro quadrato con una 200 watt.
 
Tra gli altri accorgimenti, è stato fatto notare come sia preferibile, ma non necessario, ventilare le piante per irrobustire fusto, foglie e prevenire funghi e muffe. Può anche esser opportuno coprire i fantastici odori della ganja con con appositi profumi, un filtro a carboni attivi o con uno ionizzatore.
Per fare esperienza, il suggerimento è d’iniziare con solo due piante, per poi metterne quattro in un metro quadrato o 6 autofiorenti non XL. È preferibile anche imparare a coltivare una varietà bene su diversi cicli, prima di cambiare o mischiare diversi tipi di piante.
 
Una volta che la pianta è giunta a maturazione, per capire se può esser raccolta ci sono due metodi: aspettare che i peli bianchi sui fiori diventino arancione scuro, oppure osservare quando la resina passa dall’essere trasparente all’opaco, lasciandola maturare di più nell’uso terapeutico. Inteso quale sarà il momento della raccolta, per gli ultimi dieci giorni va interrotta la fertilizzazione. Si versa solo acqua per pulire i sapori dei fiori dai residui dei fertilizzanti e, per gli ultimi due-tre giorni, il suggerimento è di tenere la pianta completamente al buio, in modo da farle secernere più resina, alla ricerca di polline maschile per la procreazione.
 
Si è quindi parlato di essiccazione. Dopo all’incirca due settimane con pianta appesa a testa in giù, quando il rametto si spezza facilmente, i fiori possono esser messi in giare di vetro e aperti ogni tanto per la concia del prodotto, che raggiungerà il picco di qualità, per poi iniziare a degradare, attorno ai 6 mesi di conservazione. Un piccolo accorgimento, è quello di mettere un pezzetto di carta per assorbire l’eventuale umidità in eccesso.
 
Dopo un accenno all’idroponica e alle principali varietà di cannabis, la lezione si è conclusa tra felici applausi. È un corso per neofiti, principianti ed esperti di coltivazione con qualche dubbio. Un evento che ha visto una grande richiesta di partecipazione ed è già stato riproposto a gennaio, mentre sembra voglia esser organizzato anche in altre città, partendo dalle principali. Se sei interessato, quindi, segui la vicenda, perché l’insegnamento affranca teoria e pratica.

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