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I sintetici fanno male al cuore e all'anima

08-04-2016 -
Al contrario dei cannabinoidi naturali, quelli sintetici sono ad alto rischio

I cannabinoidi sintetici sono dei composti prodotti per emulare gli effetti del THC. Sono nati lecitamente per la sperimentazione scientifica, e qualche genio del male ha pensato di sfruttare il loro stato di legalità per aggiungerli a erbe commerciabili, in modo d’offrire al mercato una sostanza che risulta tossica, a differente della ganja, e norma di legge in alcune nazioni, a volte illudendo pazienti bisognosi di cannabis vera. Si trovano sulla rete Internet o in alcuni smart shop del mondo, sono commercialmente abbreviati con le parole come K2 o Spice, e venduti sotto forma d’incenso o mix d’erbe, con nomi simili o identici a quelli di vere varietà di cannabis: Green Giant, Caution, AK-47, Scooby Snax, Smacked, Bomb Marley, Spice Gold, per esempio, generalmente accompagnati dalla dicitura, “non adatti al consumo umano”.

Qualcuno, però, spinto dalla più facile reperibilità rispetto all’erba, decide stupidamente d’assumerli mettendo a rischio la propria salute. A differenza dell’erba vera, chi li assume può facilmente sviluppare tolleranza, e con l’aumentare dei consumi in Europa, come negli Usa, aumentano anche i casi di ricovero per effetti negativi avversi. Se l’erba è un ottimo antiemetico, per esempio, contrariamente i cannabinoidi sintetici posso causare vomito e nausea, ma pure depressione respiratoria, all’opposto dell’ispettorante cannabis, e convulsioni, quando la ganja è usata anche come anticonviulsionante. E per rendersi conto della gravità dei casi, basta dare un’occhiata agli effetti devastanti su soggetti sotto effetto di queste diavolerie e pubblicati in video su internet.

Assumendoli, in pratica, si potrebbe arrivare al punto d’aver bisogno dell’erba terapeutica, quella vera però. Definitivamente, quindi, i cannabinoidi sintetici non sono degni di sostituire quelli naturali e a testimoniarlo è anche un recente studio svolto dal New York Medical College, pubblicato sul Journal of Emergency Medicine a Febbraio di quest’anno, con il titolo “Cannabinoidi sintetici e il loro effetto sul sistema cardiovascolare”.

Nei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie americani i casi correlati all’intossicazione dovuta a questi prodotti sono aumentati del 229% tra il gennaio e maggio 2015, rispetto all’anno precedente. I pazienti presentano sintomi che vanno dalla bradicardia, a tachicardia, ipotensione, ipertermia, convulsioni e vari problemi di natura psichiatrica. Addirittura è stato collegato un caso di morte con il cannabinoide sintetico del marchio You Only Live Once. Secondo lo studio, esponendosi ai cannabinoidi sintetici, si corre il rischio di prolungamento del QT (un disturbo all’attività elettrica del cuore, che può portare ad anomalie nel battito cardiaco, come l’aritmia), d’incorrere nella torsione di punta del cuore (che è un particolare tipo di tachicardia ventricolare) e infarti. In particolare, questi prodotti possono essere molto dannosi quando il consumo è associato a quello di farmaci che a loro volta provocano un prolungamento del QT.

Questo quando la cannabis naturale, a alte dosi potrebbe esser negativa per chi già ha problemi di salute legati al cuore, mentre in dosi tipiche è un toccasana. Tende a diminuire leggermente la pressione e aumentare il battito cardiaco, mentre a volte lo rallenta, adattandosi alla situazione per creare equilibrio. Ha quindi la capacità di migliore il flusso del sangue, allargando i vasi sanguigni, e alcuni studi suggeriscono sia in grado di prevenire o ridurre l’indurimento delle arterie (arteriosclerosi). A dosi terapeutiche la cannabis ha un effetto cardioprotettivo sul cuore, contrariamente ai cannabinoidi sintetici.

Ha un effetto bidirezionale anche sul sistema nervoso, portando a una dissociazione dal corpo e l’ambiente circostante, piuttosto che a un’integrazione per una maggiore consapevolezza di se e di ciò che circonda il consumatore. Può quindi risvegliare la coscienza, piuttosto che sedarla. In certi casi la cannabis può aumentare la sensazione di dolore acuto, a volte con le sative, mentre l’indica riduce l’intensità del dolore, così come la spasticità e il dolore derivante da spasmi muscolari. Ha effetti anticonvulsionanti, in alcune circostanze antipsicotici, e un effetto neuroprotettivo, proteggendo i nervi da lesioni come quelle derivate da ictus e trauma cranico. La cannabis può quindi causare cambiamenti alla percezione sensoriale, donando uno stato positivo di relax, benessere personale nell’uso medico, e sociale in quello ricreativo, così come ha il potere d’intensificare esperienze relative ai sensi, come il mangiare, il fare l’amore e, per qualcuno più con l’hashish, nell’interagire con l’arte, tutte cose che i cannabinoidi sintetici si sognano.

Con la possibilità di scegliere, è una questione d’intelligenza emotiva, di sapere, cioè, quale varietà s’adatta meglio al momento, e di consumarla fin quando ti vien da ringraziarla. Perché allo stato naturale la cannabis fa tanto bene all’anima, nel senso dell’espressione di mente e cuore, grazie alla sua vibrazione. La stessa vibrazione, come narra una leggenda persiana, che colpì tanto Haydar (1155-1221), il fondatore dell’ordine religioso dei Sufi, quando tornando allegro da una passeggiata, dichiarò d’aver mangiato le foglie dell’unica pianta che si muoveva sotto il sole. Vibrazione che invece manca ai cannabinoidi di sintesi, che finiscono con il danneggiare, purtroppo, non solo l’anima.

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