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Coltivare fuori suolo

23-02-2016 -

Growing

Le radici delle piante assorbono l'acqua dalla soluzione circolante tra le particelle di terriccio con diluiti i nutrienti di cui necessitano per vivere e compiere le loro funzioni vitali. La coltivazione fuori suolo nasce quando nasce l'esigenza di coltivare fuori dal terriccio. Il miglior substrato in cui crescere le radici delle nostre piante adorate è una soluzione fortemente ossigenata di acqua e sali minerali disciolti (idroponica) tendente a una camera oscura ricca di aria contenente prezioso ossigeno e umidità altissima (aeroponica). 

Nei forum delle varie comunità cannabiche, al giorno d'oggi, si vedono numerosi campanilisti delle più disparate tecniche di fuori suolo, che inoltre negli anni si sono guadagnate nomi più che fantasiosi. A parte però il tifo da stadio, non vi sono particolari sistemi migliori degli altri se non quelli che funzionano. L'idroponica inoltre non darà mai ad un principiante un prodotto buonissimo in quanto è molto facile sbagliare nella fertirrigazione. Ciò nonostante, l'erba fuori suolo risulta sempre potentissima e molto più compatta dell'equivalente coltivata biologica.

Sfatiamo qualche mito: la differenza sta nella qualità, non della quantità. Anche una coltivazione totalmente bio può raggiungere il tanto agognato grammo/Watt e superarlo fino ad 1,3 g/W. Dire di produrre di più in idroponica in termini di grammi è scontato, bisogna effettivamente essere dei mostri della coltivazione per produrre tantissimo col terriccio. In fuori-suolo i vantaggi sono evidenti in termini di rapidità, dalla radicazione in poi sino al momento del travaso, quando in idroponica si può evitare totalmente questo stress per le piante. Certi coltivatori trapiantano appena entrano in fioritura ed ecco che devono prestare grandissima attenzione a non danneggiare le radici delle giovani piante pena dover aspettare fino ad una settimana per vedere le piante tornare a crescere.

Molti anni fa i primi grower utilizzavano i classici vasi pieni di terriccio, al giorno d'oggi esistono differenti tecniche che permettono la coltivazione anche dove il terriccio è poco presente o nullo. La coltivazione casalinga ha subito una forte professionalizzazione con l'applicazione delle tecniche di coltura fuori-suolo. Non solo fibra di cocco ed inerti, ma anche i vasconi di Deep Water Colture o DWC e i moderni tavoli NFT o Nutrient Film Technique. Le ultime due sono i sistemi più diffusi al giorno d'oggi nella coltivazione su larga scala della cannabis.

Per una buona idroponica si dovrà prestare molta attenzione alla gamma e tipologia di fertilizzanti scelti. I classici sono solitamente sali minerali disciolti in acqua ma esistono anche polveri già pronte per la fioritura e addirittura per il ciclo intero. Un indubbio vantaggio dell'utilizzare i fertilizzanti in polvere è il fatto di non stare comprando acqua, col notevole risparmio di energia per spostare tanti litri di fertilizzante ora sostituito da pochi kili di polvere. Qualsiasi marca di fertilizzante minerale o per idroponica o per cocco in vendita presso i growshop andrà bene. Ogni marca propone linee differenti con differenti diluizioni e formulati, il trucco per i principianti è trovare quello che si adatta meglio alla mano del grower. Un coltivatore invece un poco più esperto dovrebbe scegliere attentamente la tipologia di fertilizzante che andrà a dare alle proprie creature e che si rifletterà sulla resa sia in termini di qualità che di quantità ovviamente. Per entrambi sarà indispensabile perciò un misuratore di pH, preferibilmente digitale, sempre accompagnato da un paio di bustine di liquidi per ricalibrare lo strumento o per semplicemente comprovarne l'esattezza.

Qualche coltivatore molto esperto può secondo me addentrarsi nell'affascinante campo delle colture ibride tra idroponica e suolo, ad esempio una bioponica integrata in una acquacoltura a dare una acquaponia ragionata. E se non si vuole impugnare il libro di biochimica, basta chiedere una bioponica al growshopparo di turno: con un biofiltro e del Tricoderma harzianum si possono utilizzare i fertilizzanti a base di sostanza organica (biologici) senza arrivare all'estremo tecnico di una coltivazione acquaponica dove pesci e piante vivono in un equilibrio curato.

Come accennato poco sopra è la nutrizione il passo fondamentale nella conduzione di una coltivazione idroponica. L'EC è il valore da misurare e tenere sott'occhio perché è la misura della quantità di fertilizzante disciolto nella nostra acqua. Coltivando fuori suolo useremmo fertilizzanti minerali riconducibili a sali disciolti in acqua, quindi un misuratore di elettroconducibilità sarà un indicatore valido per conoscere quanto "mangiare" per le piante contiene la soluzione. La nutrizione in idroponica come in ogni fuori suolo comincia ad un determinato valore di EC e prosegue alzandosi ogni settimana di un poco fino al diminuire drasticamente le ultime due settimane durante il flush finale.

I semi, i cloni non appena hanno radicato e le giovani piantine dovranno ricevere una soluzione a circa 0,5 ms/cm perché non hanno bisogno di grandi quantità di fertilizzante quanto più di creare radici per assorbire il più possibile non appena sarà richiesto dal metabolismo. La fase di crescita può svolgersi sino all'arrivare a 1,5 ms/cm quando poi le piante saranno giunte alla fase di fioritura. Durante le settimane di fioritura l'EC va alzato regolarmente sino ad arrivare a 2 ms/cm. Qualche varietà può arrivare sino a 2,2 o 2,4 purché non vi siano carenze di nessun tipo sotto nessun aspetto (nutrizionale, energetico quindi luce ricevuta, disponibilità di anidride carbonica nell'aria, umidità dell'aria, ecc...)

Chiaramente quanto più alto sarà il livello di EC e quanto più tempo dovremo prevedere per la fase di risciacquo finale, ossia il flushing, le ultime due settimane di fioritura. La fase di flushing permette di spingere la pianta ad utilizzare le ultime risorse che ha immagazzinate nei suoi tessuti senza risultare così sporca al palato al momento della fumata. Il pH della soluzione deve essere sempre mantenuto tra 5,5 e 6,0 per agevolare l'assorbimento dei fertilizzanti in ambiente acquoso.

In commercio si trovano numerosi sistemi per la coltura fuori suolo della nostra amata. Vasi attivi, aeroslab automatiche, impianti di coltura verticale con lana di roccia. Esiste ad esempio un sistema chiamato NFT che funziona grazie ad un tappetino capillare che convoglia costantemente un sottile film di soluzione nutritiva mantenuta in ricircolo grazie ad una pompa da irrigazione. Un altro sistema è il classico Amazon, un cassone idroponico molto amato dai coltivatori hobbisti per via della semplicità d'utilizzo e della comprovata ergonomia, frutto di numerosi anni di prove e test da parte dei coltivatori di tutta europa. Il più sorprendente forse è l'Omega Garden, un marchingegno che permette la coltivazione delle piante anche a testa in giù.

Sono veramente numerose le soluzioni disponibili per chi vuole un sistema già pronto chiavi in mano. Chi invece volesse costruirlo avrebbe numerosi piani tecnici e schemi di costruzione su internet, nei forum delle comunità cannabiche nel mondo. Un sistema molto facile quanto effettivo me lo mostrò molti anni fa un utente di un forum ora scomparso. Tale TLB, del quale ancora ricordo l'hashish di Strawberry, mi regalò un vaso idroponico semplicissimo: un aerobubble, un DWC o meglio una vaschetta di plastica dipinta di nero con una pietra porosa sul fondo. Con quello scatolotto minuscolo da 10 litri si poteva coltivare una autofiorente con una resa spettacolare.

Sulla falsa riga di questo sistema si può, con un investimento ridottissimo, costruire un vascone adatto a qualsiasi spazio. Per prima cosa si deve trovare una vasca di plastica alta una trentina di centimetri minimo. Il passo successivo è comprare una lastra di plastica scura poco più grande della vasca dell'acqua e forarlo ad intervalli regolari con una punta del trapano chiamata tazza praticando tanti buchi quante piante andremo ad impiantare. La tazza ovviamente sarà del diametro dei netopot che decideremo di usare. Sul fondo della vasca porremo delle pietre porose, avendo cura di mantenere la medesima lunghezza di tubi dalla pompa alle pietre porose. Un buon accorgimento anti black-out sono le valvole di non ritorno da montare sui tubi dell'aria per evitare un eventuale sifonaggio inverso di acqua in seguito ad un arresto delle pompe dell'aria.

Il nostro impianto è pronto. Si potrebbe definirlo il DWC più semplice della storia. La gestione non deve spaventare, si procede rabboccando il livello dell'acqua regolarmente con una soluzione a pH ed EC controllati. Nelle prime settimane di fioritura le piante berranno meno di quanto avverrà a nella seconda metà della fase di fioritura quando saranno molto cresciute ed avranno una notevole superficie fogliare dalla quale evaporeranno copiose quantità d'acqua.

L'idroponica è una tecnica di coltivazione che richiede indubbiamente costanza e precisione ma che premia eliminando la necessità di un substrato. Non dovendo utilizzare ad esempio il terriccio si risparmia sull'acquisto di numerosi sacchi di terra, sul loro trasporto e sul loro successivo smaltimento. La logistica del substrato per i grandi coltivatori può ridursi ad una pompa ad osmosi e un grande serbatoio di acqua nel quale preparare in anticipo la soluzione per tutte le vasche. I più convinti addirittura asseriscono di poter lavorare in maniera più salubre ed igienica se non devono smuovere quantità enormi di substrato secco e polveroso ed effettivamente non è un motivo di poco conto.

Una volta chiesi ad un coltivatore intensivo idroponico cosa avrebbe fatto in caso fosse mancata la luce per un lungo periodo. Innanzitutto mi fece riflettere sull'unica differenza con un coltivatore in terra e perciò nessuna: con i suoi sistemi le radici pescavano sempre nell'acqua quindi anche in caso di un arresto delle pompe d'irrigazione non sarebbero certo morte di sete. Il problema, aggiungo io, è solamente come mantenere contenuto l'odore di una fioritura in caso di black out, ma anche qui abbiamo già una soluzione e ci viene dai gruppi elettrogeni in grado di far girare per qualche ora un estrattorino per garantire la depressione interna e quindi arginare ogni fuga di odore indesiderata.

L'idroponica è una tecnica di coltivazione, da provare sicuramente, ma poi dev'esser guardata con critica perché numerose persone non consumano volentieri prodotti idroponici. Io adoro l'erba biologica ma non disdegno una buona idroponica, ben coltivata e ben pulita!

 

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