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Ritorno alla semplicità

28-03-2014

L'idea per questo articolo mi è venuta in mente mentre ero ad Amsterdam, alla Cannabis Cup di High Times. C'erano americani, spagnoli, olandesi, giapponesi, gente da tutto il mondo, molti con prodotti da mostrare. Per lo più estratti: con etere, alcol, butano... tutti, giustamente, orgogliosi dei propri prodotti e orgogliosi dei risultati ottenuti: 80% THC, 85% THC, 90%THC. Io avevo un pezzetto di charas di Malana, l'ho fatto vedere (per poi assaggiarlo) a Franco di Green House, lui l'ha annusato, l'ha mostrato a chi era vicino a lui e ha detto: «Questo è 100% felicità!». E tutti quelli che l'hanno assaggiato si sono dimenticati dei vari estratti supertecnologici e sono stati bene e contenti.

l charas viene fatto nel modo più semplice possibile: sfregando, con le mani nude, le infiorescenze piene di semi delle piante femmine. Senza infrastrutture, senza tecnologia, senza fronzoli. Ed è riconosciuto da tutti come il miglior prodotto estraibile. Non il più potente, non il più raffinato, non il più puro, ma il più buono. Quello che ti fa stare meglio. Quello che, dopo una sessione di assaggi di prodotti superpotenti ti rimette a posto, come se non avessi fumato nulla. Quello che è ancora “magico”.

E la cannabis ama la semplicità. Ama la natura, i ritmi delle stagioni, la pioggia, la carezza del vento, il fuoco del sole, la terra senza confini per le sue radici… e ricambia per certo chi la lascia amare. Il prodotto migliore è sempre quello che non viene costretto a condizioni innaturali ma che viene amato e rispettato nelle sue esigenze. E, continuerò a ripeterlo, il migliore non è il più forte. Come non ha senso, e non è buona ne piacevole da bersi una grappa di 90 gradi, lo stesso un estratto super-raffinato e fatto con solventi riservati a chimici, non potrà mai avere la piacevolezza di gusto, la rotondità di aromi e dare la sensazione di benessere che può dare un prodotto fatto da piante vive.

Anche a Malana i charsi locali preferiscono una crema “handmade” al loro stesso “ice”, magari più forte ma con meno aromi, oppure troppo forte, quindi meno piacevole per tutte le occasioni. Qui una parentesi: devo dire che l’erba che Franco aveva in concorso era un prodotto del genere: semplice, non troppo forte, non troppo marcata negli aromi, piacevole d’effetto e pulita, senza gusti strani. Un’erba fumabile tutto il giorno.

La semplicità  e la naturalezza vanno di pari passo: piena terra, piante dioiche, luce del sole, aria pulita (anche se può essere meno ricca di CO2 rispetto all’aria vicino ad un tubo di scappamento), concimi organici (o nessun concime), danno la cannabis più ricca, in tutti i sensi. E da un prodotto naturale, cerchiamo di ricavare qualcosa di speciale nel modo più semplice possibile: oltre al charas, ricavabile solo da piante vive e con una resa molto bassa rispetto al materiale di partenza da utilizzarsi, facendo essiccare le piante e separando poi le infiorescenze dalle foglie (anche le più piccole, per favore) potremo avere un prodotto utilizzabile tal quale, o separare la resina.

Il modo più semplice è con l’uso di un setaccio, con maglie fra i 120 micron (piante marocchine, piene di semi, in Marocco) e i 180 micron (White Widow coltivata indoor). Due setacci con le maglie di quello inferiore leggermente più piccole di quello posizionato sopra (ad esempio 165 e 150 micron) faranno un lavoro eccezionale. Se le piante sono sporche di terra, sabbia, o quanto altro, un setaccio posizionato sotto, con le maglie da 45 micron, lascerà passare la polvere e la sabbia, ma tratterrà praticamente tutta la resina in forma di tricomi (una grossa parte di cannabinoidi sono in circolazione nella pianta e solo un’estrazione con solvente può separare tutti i cannabinoidi).

Si può anche separare la resina con acqua fredda e ghiaccio. In questo caso le rese saranno maggiori, ma si perderà qualcosa in aromi e profumi. Anche in questo caso due setacci faranno un lavoro migliore di uno. Ricordatevi solo che intorno alla resina, idrorepellente, si forma uno strato tensioattivo dello spessore di qualche micron e quindi le maglie dei setacci dovranno essere un poco più grandi (ad esempio 200 e 180 micron). Secondo me tutte le misure intermedie dei kit di filtri per l’Ice non servono a niente, se non per soddisfare la curiosità di vedere solo resina di grandezza uniforme. Il prodotto completo, con palline di resina di tutte le misure, è molto più completo e con effetti più estesi di quelli con palline di resina con grandezze uguali.

Le estrazioni a butano non mi piacciono, nemmeno quelle pulite con pompe a vuoto. Sono troppo forti, per molti ingestibili, senza sapore e senza magia. E quelle con l'etere di petrolio o altri solventi sono spesso infumabili e tossiche: l'unico solvente tollerabile senza grossi danni dal nostro organismo è l’alcol etilico (attenzione, il METILICO è tossico, non usatelo MAI). Avevo un’estrazione fatta con alcol (da charas vecchio e ormai secco), meno pura di tutte quelle presenti, ma con più sapori… preferita da tutti a quelle troppo forti. Parentesi: se il THC presente è superiore al 20%, e non c’è CBD, è possibile che qualcuno abbia dei sintomi psicotici. Se c'è abbastanza CBD l'effetto psicotico del THC viene mitigato e controllato.

Qui siamo arrivati a parlare del CBD. Sembra che sia la scoperta del millennio. Si fanno ricerche, si studiano strain nuovi, ma spesso si rimane limitati… Ho qualche analisi. Ice di Sanadora: 9%THC e 9% CBD, coltivata indoor 14% THC e 27% CBD. Charas di Carmagnola: industriale 0,2%THC e 2% CBD fatto in pieno campo: 7% THC e 31% CBD! Charas di Malana: 15% THC e 25% CBD. Ice di Malana: 20%THC e 32% CBD. Fino a pochi anni fa nessuno credeva a questi risultati…

Un seme di Sanadora costa più di un chilo di semi di Carmagnola. E, secondo me, si deve ancora capire la grande sinergia d’effetto che provocano i terpeni e i flavonoidi: una Haze e una Kush (per citarne due che vanno per la maggiore) avranno magari una percentuale uguale o simile di cannabinoidi (ad esempio 17% THC e 1% CBD),  ma saranno diversissime negli effetti. Per colpa dei terpeni?

Il capire le diversità di effetti è una cosa tanto complicata. Non solo gli effetti sono diversi da strain a strain, ma saranno diversi, per lo stesso strain, da una persona all’altra, e per la stessa persona da un momento all’altro. Per questo è necessario che ognuno possa avere una buona possibilità di scelta, anche di prodotti diversi per momenti diversi. È necessario che ognuno sappia riconoscere cosa per lui/lei sia meglio in quel momento e che ognuno,oltre a riconoscerla, sappia anche come prepararsi la propria medicina.

E, se è una medicina, deve avere certi requisiti. Per chi voglia prodursi la propria medicina, alcuni consigli:

− Scegliete uno strain adatto ai vostri problemi (vedi oltre), informatevi sugli effetti e sul profilo di cannabinoidi di ogni particolare varietà.

− Utilizzate tecniche di coltivazione il più biologiche possibili: non dovete crescere delle piante con una resa alta, ma dovete creare un prodotto che sia sano e vi faccia star bene. Esente da residui di pesticidi, concimi, erbicidi. Non contaminato da muffe, insetti o altri microorganismi patogeni. Possibilmente non trattato con sostanze chimiche o radiazioni per conservarlo.

− Se coltivate in pieno sole, il terreno dovrà essere sano, lontano da scarichi di ogni natura, possibilmente lontano da insediamenti industriali e da alti tassi di inquinamento atmosferico.
Per prevenire patogeni crescete piante forti (le piante nate da seme sono più forti delle talee, le regolari più forti delle femminizzate, quelle adattate da generazioni all’ambiente più forti di quelle provenienti da microclimi differenti); scegliete una posizione soleggiata e asciutta; lasciate alle piante tempi “naturali”di crescita e fioritura (potrete forzare un anticipo di fioritura nelle regioni con problemi di tempo atmosferico).

− Se siete obbligati a coltivare indoor, cercate di ricreare condizioni di benessere per le piante nel modo più naturale possibile. Usate terriccio e fertilizzanti biologici; prevenite le infestazioni regolando il clima e l’umidità dell’aria (un deumidificatore x ambienti in fase di fioritura può essere più efficace di qualunque antimuffa); evitate prodotti chimici di sintesi, derivati del petrolio ed ogni additivo di dubbia provenienza. Ricordate che la canapa assorbe facilmente i metalli pesanti: evitatene la contaminazione.

E ricordatevi che non è solo il THC ad avere effetti terapeutici e che spesso un’erba ricca di CBD ha effetti curativi più marcati, senza effetti collaterali spiacevoli. Il CBD, oltre ad essere un antinfiammatorio, antibiotico, ansiolitico e probabilmente antitumorale, ha la capacità di modulare e prolungare l’azione del THC, evitando i picchi di effetto e gli stati spiacevoli che a volte si possono avere con prodotti in cui si trova quasi esclusivamente THC. Gli strain ricchi di CBD non si trovano in commercio facilmente, ma, come regola generale, le “indiche” o gli incroci indica/sativa contengono livelli di CBD più alti delle sative pure. La canapa industriale è spesso alta di CBD e la nostra “Carmagnola” ha effetti curativi eccezionali.

Da osservazioni empiriche, che richiedono essere confermate per ognuno dal proprio medico, posso dire che, ad esempio, un’Afghana potrà essere utile come sedativo, ipnotico, antidolorifico, antinfiammatorio, migliorativo dell’umore, antiepilettico. Le sative pure (Haze, Thai, centrafricane) e anche la famiglia delle White saranno più indicate per traumi, problemi alle terminazioni nervose, paraplegia, quadriplegia, sclerosi multipla, ma sconsigliate ad esempio per l’epilessia o come ipnotico. 

Alcuni ibridi indica/sativa a dominanza sativa negli effetti (come la AK47, Skunk n.1, Jack Herer) potranno avere effetti energizzanti, euforici, saranno indicati in caso di chemioterapia, deperimento organico (sono forti stimolanti dell’appetito), come neuro protettivi. Altri incroci indica/sativa a dominanza indica (ad esempio la famiglia delle Blueberry, la SuperSkunk, le Orange) saranno euforizzanti e stimolanti a dosi ridotte, ma sedativi ed ipnotici ad alte dosi, con un marcato effetto antiepilettico.
Le varietà esistenti sono centinaia, e gli effetti di ognuna possono cambiare anche a seconda del tempo di maturazione raggiunta alla raccolta, dei modi di coltivazione e dei prodotti usati.

La resina, se separata, deve essere mantenuta in un luogo fresco e asciutto, al buio, meglio sottovuoto. Le estrazioni con solventi possono essere mischiate con una base grassa o alcolica per facilitarne l’assorbimento da parte dell’organismo: i cannabinoidi non sono solubili in acqua e, in forma pura, possono essere assorbiti dall’organismo solo per il 20% circa. Se disciolti in alcol o in un grasso organico saranno disponibili fino all’80%. Un buon veicolo e di pronto assorbimento, con effetti rapidamente riscontrabili è l’alcol etilico, ma per alcuni o in certi modi di assunzione (come la. sublinguale), può creare problemi. Si è visto che un veicolo che non crea problemi è l’olio di oliva. L’assorbimento e l’azione sono più lenti che con l'alcol, ma l’olio di oliva è ben tollerato da tutti, di facile reperibilità ed ha un costo accettabile.

Il problema dei costi di questa medicina ha interessato molti imprenditori, attirati dal, teoricamente, grosso guadagno. Se ricavata da piante coltivate in pieno campo, con tecniche agricole normali, nel rispetto di quello che deve essere un prodotto “bio”, la cannabis medicinale può veramente avere un prezzo irrisorio, lontanissimo dai guadagni spropositati che vorrebbero ricavarci le multinazionali del farmaco.

Lasciamo pure alla ditta farmaceutica il compito di preparare estratti purificati, che serviranno nella pratica medica per applicazioni particolari, come l’iniettare cannabinoidi puri direttamente sopra a cellule cancerose. 

Ma, nella pratica di tutti i giorni, nell’uso quotidiano contro i piccoli malanni, dobbiamo poter avere accesso ad un’erba officinale che sia considerata allo stesso modo delle altre erbe. Che non sia soggetta a limitazioni o restrizioni di uso e di coltivazione. Come le altre erbe. Se ho una fila di piante di rosmarino nell’orto nessuno mi può dire nulla. Anche se ne do dei rametti agli amici per insaporirsi le vivande. Ma se vado in giro con un tir pieno di rosmarino, è giusto che abbia una bolla di accompagnamento.

E ricordatevi che per ognuno la cannabis migliore, in ogni senso, è quella che ci si è autoprodotti, cresciuta in simbiosi con il suo futuro utilizzatore.
Il mio migliore augurio è che possiate aver la possibilità di mantenervi in buona salute grazie a questo “dono degli Dei”.

Ciao, buon 2014 

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