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Sistemi di CO2 per la coltivazione della marijuana

17-10-2015 - Coltivazioni del XXI secolo

L’unico modo esistente per sapere se un sistema di CO2 è efficace sulla produzione finale di una coltivazione di marijuana è quello di coltivare anticipatamente le stesse genetiche e nelle stesse condizioni ma senza CO2, per poi ripetere la stessa coltura con la stessa genetica e nelle stesse condizioni, ma con CO2. Questo ci dà esperienza, cosa che non ci darà mai la teoria, ecco perché sono partito da questo presupposto nello scrivere questo articolo.

CO2

Coltura ottimizzata con CO2 Boost

A mo’ d’introduzione, dirò che la pianta utilizza l’energia che deriva da una fonte luminosa per realizzare la fotosintesi e trasformare la materia inorganica in materia organica. La CO2 riveste un ruolo fondamentale in questo processo. Le piante si alimentano di questo gas di giorno e lo divorano prontamente.

Non si ottimizza con la CO2 nelle fasi notturne, poiché la pianta ha bisogno di ossigeno. Io la utilizzo di giorno nei periodi di fioritura e generalmente, a partire dalla terza settimana, che coincide con la produzione di resina da parte della pianta e poi fino al raccolto.

Altri due dati interessanti sono che i livelli di questo gas si misurano in parti per milione (ppm) e che, per il suo peso, si accumula nella parte inferiore dell’armadio di coltura. Per avere un punto di riferimento, conviene ricordare che a livello mondiale si trova attorno alle 385 ppm, valore considerato normale. Logicamente, dove c’è più inquinamento, il tasso di CO2 sarà più elevato e nei luoghi meno inquinati, il tasso sarà inferiore.

Perché un sistema di CO2 può incrementare la produzione?

La CO2 è fondamentale nella produzione di carboidrati (carbonio, idrogeno e ossigeno) che alimentano le nostre piante. Quando la pianta viene ottimizzata con questo elemento può incrementare la produzione del 5%-20%. Tutto dipende da come si effettua l’ottimizzazione perché, se lo si fa male, si possono ottenere risultati estremamente negativi. Per cui, si parla di un sistema di coltivatori con esperienza che vogliono ottimizzare la produzione. La CO2 è l’ultima ottimizzazione che si deve effettuare in una coltura di marijuana.

Dopo aver illustrato questi dettagli, vorrei sottolineare come i livelli di CO2 che si applicavano alle colture di marijuana ottimizzate con questo gas fossero di 1.500 ppm e dico fossero, perché in realtà i valori consigliati sono altri. Parlando di questo argomento con il mio amico Jorge Cervantes, mi ha commentato come uno studio recente (2014) condotto negli Stati Uniti abbia concluso che la quantità adatta di CO2 che si deve applicare alle nostre coltivazioni indoor sia di circa 1.000 ppm ed è questo che sto in effetti facendo.

La verità è che, da realista, ho notato un aumento della produzione. Quando le piante vengono ottimizzate con CO2, la crescita accelera, il che porta la pianta a stancarsi meno. Ho verificato che questo accorcia il periodo di fioritura della varietà. Ho realizzato test con cloni identici e ho lavorato con e senza CO2 e in una varietà di 8-9 settimane, la data del raccolto sopraggiunge da due a tre giorni prima.

Durante le mie esperienze di coltivazione, ho usato la CO2 in vari modi, variandone molto l’efficacia a seconda del metodo di applicazione:

1º- Soluzione casalinga: si può applicando sfruttando i gas provenienti dalla combustione di una stufa, dal riscaldamento o da simili. Non lo consiglio a meno che non si controlli la quantità (ppm) di CO2, poiché, se lasciamo la pianta esposta a elevati valori di CO2 senza controllo, possiamo provocare molto stress per la pianta e può diventare ermafrodita. Questo metodo può causare vari problemi.

2º- Soluzione casalinga: un’altra soluzione casalinga è quella di unire lievito fresco, acqua, zucchero o bicarbonato e aceto, ma ci sarà da lavorare un bel po’ per ottenere ben poco, poiché l’effetto sulla pianta è minimo, se seguiamo questo metodo. Queste soluzioni che si possono leggere in qualche forum non meritano grossi sforzi. Non ve le consiglio. Ho verificato che 2 o 3 persone in un abitacolo di 12 m2, solo per il fatto di parlare e respirare, fanno aumentare la quantità di CO2 a livelli ottimali.


Generatore di propano con fiamma pilota

3º- Soluzione di base, CO2 Boost: se volete aumentare il livello della coltivazione, bisogna ricercare un sistema più sofisticato, progettato per raggiungere questo scopo. Per esempio, il CO2 Boost è un sistema semplice e di facile applicazione. È composto di un secchio contenente una formula brevettata di CO2 organica. Viene convogliata alla coltura mediante una bombola collegata al secchio e attraverso un tubo di silicone che porta il gas all’area di coltivazione.

Prima di applicare questo prodotto, ho contattato il produttore e mi è stato consigliato, perché l’applicazione fosse più efficace, di posizionare l’estrazione del gas il più in alto possibile su ogni pianta, perciò ho posizionato tante “T”, uscite di distribuzione, quante erano le piante nella coltura. Ho costruito un telaio in legno e attraverso una maglia per creare uno S.C.R.O.G., ho distribuito le uscite del tubo in silicone. Nell’immagine si può vedere la descrizione. Era una coltivazione con 16 piante e ho posizionato le uscite a “T” proprio al di sopra di ogni pianta perché il gas si distribuisse in modo il più omogeneo possibile.

Generatore di propano senza fiamma pilota

Il mio consiglio è quello di partire da un sistema semplice, economico e di facile installazione come il CO2 Boost e dopo alcune colture, installare un sistema più completo, come quello che ho attualmente, composto di tre elementi, ossia il sistema di CO2 che aumenterà di più la vostra produzione finale.

4º- Soluzione professionale, generatore di propano + analizzatore + sonda:

  • Generatore di propano: una bombola di propano alimenta di gas il generatore e questo, mediante i bruciatori incorporati, trasforma il propano in CO2.

Esistono 2 tipi di generatore: con fiamma pilota e senza fiamma pilota.

Analizzatore analogico + Sonda

Con fiamma pilota: nell’immagine si può vedere che il funzionamento è molto simile a quello di un dispositivo di riscaldamento a gas comune, con tre posizioni. Il cerchio nero corrisponde allo spegnimento, la stella indica l’accensione della fiamma pilota e la fiammella indica che il dispositivo è in funzione e brucia propano. Il punto rosso che si vede sotto il regolatore indica in che stato si trova in dispositivo e che sta funzionando. Quando la luce si spegne, bisogna spegnerlo e metterlo in posizione ‘spento’ prima che la fiamma pilota si spenga, poiché questa genera calore e CO2. Bisogna comunque ricordare che, come è vantaggioso ottimizzare con CO2 nella fase diurna, tanto è dannoso farlo nella fase notturna, poiché può provocare stress per le piante. Se il tasso di CO2 è molto elevato, potrebbero nascere fiori maschi e la pianta tornare ermafrodita.

Senza fiamma pilota: più semplice ed efficace, poiché basta mettere l’interruttore su acceso, “ON”, affinché si metta a funzionare finché la bombola di propano si esaurisce e non bisogna sostituirla. Il connettore nero che si vede nell’immagine proviene dall’analizzatore, che dà il comando di collegarsi, poiché si accende solo quando la fiamma è accesa.

Questo elemento vi consiglio sia “senza fiamma”, poiché automatizzerà lo spegnimento e l’avviamento del dispositivo, il che gli conferisce totale autonomia e ci garantisce un maggior grado di sicurezza.

  • Analizzatore: questo dispositivo è quello che accentra tutte le informazioni e che controlla l’accensione e la regolazione del generatore di propano. Possiamo scegliere con quante ppm di CO2 vogliamo andare a ottimizzare e il rispettivo range. È molto semplice: se fissiamo la quantità a 1.000 ppm e il range a 150, il generatore di propano si metterà a funzionare per raggiungere le 1.000 ppm di CO2 nella coltivazione e darà il comando al generatore di propano fino al raggiungimento di questa quantità, quando poi si spegnerà. Avendo fissato un range di 150, quando la quantità di CO2 scende e arriva a 850 ppm di CO2, darà un nuovo segnale al generatore di propano che ricomincerà a funzionare. In questo modo, ci assicuriamo una quantità “ottimale” costante di CO2 nella coltura.

Esistono 2 tipi di analizzatore: analogico e digitale.

Analizzatore digitale + Sonda

Analogico: il modello che mi è piaciuto di più è quello nell’immagine. È composto di due indicatori circolari, uno per stabilire le ppm di CO2 con cui vogliamo lavorare e l’altro per indicare il “range”. È facilissimo. È inoltre dotato di una sonda per misurare i livelli di questo gas.

Digitale: ho provato cinque analizzatori diversi e quello dell’immagine è il più efficace e semplice. Ha un pulsante (display) che dà accesso a un menù semplice dove fissiamo il livello massimo in parti per milione (ppm) di CO2 e il livello minimo che attiverà il generatore. Sullo schermo possiamo visualizzare i valori programmati e le ppm di CO2 che ci sono nella coltivazione in quel momento.

Sonda: indica quante ppm di CO2 ci sono nella coltivazione. È fondamentale conoscere in qualsiasi momento le ppm di CO2 se vogliamo ottimizzare una coltivazione con CO2. Una dose troppo alta produce un forte stress per la pianta, che la può rendere ermafrodita e produrre fiori maschio durante la fioritura o portare a un deterioramento fisico notevole nella pianta. In generale, la sonda si posiziona in mezzo alla coltivazione a un’altezza media. In questo modo, offre dati più globali e oggettivi.

Ottimizzazione di CO2 + Sodio + LED

Informazioni pertinenti: oltre a disporre di generatori di propano per produrre CO2, dobbiamo sapere che possiamo anche usare una bombola di CO2 con elettrovalvola, ma questo sistema non sarà molto più caro dell’utilizzo di un generatore di propano per produrre CO2. La bombola da 9,5 chili di CO2 può costare fino a 10 volte in più della bombola di propano.

Durata della bombola di propano: di solito ottimizzo le mie coltura a partire dalla terza settimana di fioritura fino alla fine della coltura, ossia circa 6 settimane per coltivazione. Una bombola di propano costa 14€ e mi basta per 2 coltivazioni. L’area di coltura è di circa 12 m2 (circa 28 m3) e si parla di una spesa di 7€ in propano, per ogni coltivazione, il che è estremamente economico. L’unico inconveniente è l’investimento iniziale nella strumentazione.

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