Sadhu: il santone indiano con una relazione unica con la cannabis


Radicati nel misticismo, nella tradizione profonda e nella dedizione solida, i sadhu sono santoni che hanno rinunciato alla loro vita terrestre.

Sono devoti ad un percorso di disciplina spirituale e rinunciano alle comodità moderne, effettuano pratiche religiose o benedizioni per aiutare il prossimo. I sadhu fanno parte della religione induista e a volte vengono chiamati jogi o vairagi.

CHE COS’È UN SADHU?

Che cos’è un sadhu?

Il viaggio per diventare sadhu inizia con la credenza nelle quattro fasi indù. Questi quattro differenti livelli di vita o “ashrama” sono qualcosa che gli indù praticanti dovrebbero fare.

Il primo stadio è diventare uno studente, la seconda fase è diventare un padrone di casa e la terza fase è diventare un eremita. La quarta fase è quella di liberarsi dagli ambienti urbani per intraprendere le pratiche religiose.

Molti indù completano le prime tre fasi, mentre la quarta richiede significativamente più sacrificio—completa devozione per il loro dio, non avere attaccamento per la famiglia, casa, desideri o responsabilità.

Con tale devozione arriva il titolo di sadhu, riverito dagli indù come rappresentante degli dei. Nonostante la decisione che altera la vita per perseguire questa quarta fase, si crede che ci siano cinque milioni di sadhu che appartengono a migliaia di scuole o sette differenti.

SETTE SADHU

Sette sadhu

L’induismo coinvolge una collezione sofisticata di sette e sotto-sette, basate su diversi linguaggi e scuole o tradizioni filosofiche. Alcuni sono devoti a Shiva mentre altri si dedicano a Vishnu o Shakti. Tutti questi dei hanno qualcosa in comune—sono parte del Brahan.

Il Brahan è il principio senza genere della realtà ultima. Nessuno sovrasta nessuno anche se, nelle sette, c’è un intesa di gerarchia. Durante i periodi di preghiera nei santuari, ogni setta esegue azioni diverse.

I sadhu, tipicamente, indossano poco abbigliamento come segno della rinuncia delle loro possessioni. Hanno anche i capelli lunghi ed avvolti, ed alcuni si ricoprono di cenere o decorano i loro corpi con marchi religiosi.

Vagano spesso da soli portandosi dietro solo cose elemosinate e l’erba. I sadhu sopravvivono grazie alle donazioni di cibo ottenute per le loro benedizioni e preghiere.

IL COLLEGAMENTO DEI SADHU CON LA CANNABIS

Il collegamento dei sadhu con la cannabis

Come fa un uomo santo e devoto al dio della sua setta ad essere collegato alla cannabis? Nell’induismo o più specificatamente in India, la marijuana ha fatto parte della cultura per migliaia d’anni.

Shiva è il dio più comunemente associato alla cannabis, con le sue storie religiose che spesso narrano di come l’abbia utilizzata per sostenersi. I sadhu utilizzano la cannabis nelle cerimonie sante ed è venerata per il suo ruolo nelle festività religiose.

I sadhu consumano la cannabis fumandola, solitamente in un chillum, ma a volte preparano un drink speciale chiamato ‘bhang’.

L’utilizzo della cannabis offre al sadhu un collegamento con i suoi dei, nonostante la sua legalità in India sia un argomento confusionale e spesso senza controllo. Il clima indiano permette una crescita naturale della cannabis, quindi è disponibile liberamente, specialmente nelle regioni rurali.

La cannabis viene anche utilizzata come aiuto per la meditazione, qualcosa in qui molti di noi potrebbero rispecchiarsi. Il momento di chiarezza più profondo avviene quando si gusta l’erba, anche se la nostra devozione ed impegno non sono comparabili a quelli delle pratiche sadhu.

STILE DI VITA E TRADIZIONI SADHU

Stile di vita e tradizioni sadhu

Non c’è nessuno atto o tradizione particolare che deve eseguire qualsiasi sadhu, è tutto collegato alle sette specifiche ed al loro credo. Come risultato, mentre alcuni potrebbero girovagare per le strade e cercare un riparo quando necessario, altri potrebbero rinchiudersi in monasteri o santuari.

Quello che molte persone conoscono, è che i sadhu pagano i loro atti di penitenza. Gli indù credono che eseguire questi atti estremi liberi loro dal ciclo eterno di morte e reincarnazione.

Questi atti sono un altro segno di schiavitù incrollabile. Alcuni sadhu si sono bruciati vivi, mentre altri hanno preso i voti del silenzio o sono rimasti in piedi senza riposarsi. Un sadhu è rimasto nello stesso posto in silenzio per 22 anni. Un altro, Swami Maujgiri Maharaja, è rimasto in piedi per 17 anni, appoggiandosi ad un asse quando doveva dormire.

SANTUARIO DI KATHMANDU

Santuario di kathmandu

A un simbolico festival indù chiamato Maha Shivaratri, migliaia di persone si riuniscono nel santuario di Kathmandu per partecipare alle feste religiose. La cosa unica di questo festival è che il Nepal rimuove il suo divieto sulla cannabis per la durata dell’evento.

Dagli anni ’70, il Nepal ha eseguito dei cambiamenti per provare a proibire l’utilizzo della cannabis. Tuttavia, con l’utilizzo dei chillum ed una pipa piccola simile al narghilè, la droga viene consumata esattamente come migliaia di anni fa.

Come parte della cultura, tradizione e storia indiana, la cannabis non porta lo stesso stigma negativo che ha creato la società moderna. Invece, l’atto di fumare erba viene visto come un'illuminazione spirituale, un’azione che è stata tramandata dagli dei.